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Cos’è l’intelligenza artificiale?

Cos’è l’intelligenza artificiale e perché continua ad animare dibattiti scientifici e filosofici? La creazione di intelligenze artificiali capaci di avvicinare il modo di “pensare” di una macchina a quello umano è probabilmente una delle sfide più impegnative che attendono l’uomo nei prossimi anni. In mezzo ci sta tutta una serie di quesiti anche di ordine etico, fortemente legati alla possibilità – e al timore – che un giorno si possa dare vita a robot capaci di apprendere da soli, grazie all’esperienza, e pertanto di agire e di evolversi autonomamente. Cos’è l’intelligenza artificiale? Abbiamo scelto un esempio banale per dare una idea semplice su cosa sia l’intelligenza artificiale. Cos’è, secondo voi, che differenzia il funzionamento di una scopa elettrica da un robot aspirapolvere? Se vogliamo esemplificare al massimo la risposta potremmo dire che è proprio l'”intelligenza” del secondo. La capacità cioè di rispondere e di adeguarsi ad una serie di stimoli esterni e di dare a essi una risposta che una scopa elettrica – sempre se fosse in grado di agire senza essere sorretta da un umano – non sarebbe in grado di dare. Fermarsi davanti a una rampa di scale, variare la potenza del motore su un tappeto, aggirare un ostacolo. Sono tutte manifestazioni dell’intelligenza artificiale. E cos’è che differenzia un robot aspirapolvere seppur evoluto da un robot umanoide come iCub, il robot bambino dell’Istituto Italiano di Tecnologia? È la capacità di questo androide di svolgere una varietà di compiti diversi, e soprattutto di imparare dall’esperienza. Quando si parla di intelligenza artificiale si parla sostanzialmente di algoritmi. Un algoritmo è un procedimento, una sequenza di passi successivi capaci di risolvere un problema più o meno complesso. Anche per i robot il concetto di intelligenza artificiale è dunque legata a doppio filo con il concetto di algoritmo. Dalla complessità degli algoritmi, delle sequenze di questi procedimenti, deriva una intelligenza artificiale più o meno evoluta. L’intelligenza artificiale è oggi in molte cose che usiamo durante la nostra giornata. È nei videogiochi, è nei motori di ricerca che utilizziamo quando abbiamo bisogno di trovare qualcosa su Internet, è nelle auto, sempre di più nelle auto e lo sarà sempre di più, visto che l’obiettivo è quello di arrivare a driverless car praticamente perfette. Insomma è ovunque, e a maggior ragione è al centro del funzionamento degli automi. Intelligenza artificiale, i progetti in campo Sono numerosi i progetti nel campo dell’intelligenza artificiale a cui stanno lavorando scienziati di tutto il mondo. In Francia, per esempio, i ricercatori del National Center for Scientific Research, della multinazionale Thales e delle Università di Bordeaux, di Paris-Sud e di Evry sono riusciti a creare delle sinapsi artificiali capaci di apprendere autonomamente. Si tratta, affermano gli scienziati, della base per creare circuiti sempre più complessi che possano dare vita a un vero e proprio cervello artificiale. Le sinapsi, quelle naturali, sono alla base del funzionamento del cervello umano. Essere dunque riusciti a riprodurne il funzionamento in laboratorio fa compiere un balzo in avanti negli studi sulle intelligenze artificiali. La ricerca è stata pubblicata nel mese di aprile 2017 su Nature Communications. Per saperne di più su questo progetto puoi consultare il sito ufficiale del National Center for Scientific Research. Di altri progetti parliamo nell’articolo: Deep Learning e reti neurali artificiali. Così i robot sfidano l’uomo Gli interrogativi che ci pone l’intelligenza artificiale Per lo scienziato inglese Stephen Hawking lo sviluppo di una intelligenza artificiale capace di avvicinare la macchina all’uomo può costituire la fine della razza umana. Chi ci impedisce, dice Hawking, che forme evoluta di intelligenze artificiali non possano far perdere all’uomo il controllo della macchina? Gli sforzi dell’industria robotica sono tutti rivolti, oggi, nella realizzazione di macchine sempre più indipendenti, sempre più intelligenti. Una intelligenza artificiale evoluta unita a capacità fisiche ben superiori rispetto a quelle dell’uomo, legato a una lenta evoluzione biologica, spiegano i timori di Hawking. Timori condivisi anche da altri scienziati, tra questi anche Steve Wozniak, uno dei padri dei personal computer, piuttosto che Elon Musk, uno degli imprenditori più illuminati del mondo, che ha tra l’altro inventato PayPal, che consente pagamenti sicuri su Internet. Proprio Elon Musk ha affermato che gli uomini potranno sopravvivere all’intelligenza artificiale solo se si evolveranno in cyborg, in una fusione tra uomo e potenza di calcolo dei computer. Solo così potrebbero riuscire a controllare forme di intelligenza artificiale sempre più evoluta, afferma. Che futuro ci riserva l’intelligenza artificiale? Gli interrogativi di fronte alle prospettive e a i cambiamenti che ci vengono imposti dal progresso non sono una novità del nostro tempo. I timori per un futuro che non conosciamo e che solo in parte possiamo immaginare sono per certi versi anche legittimi. Giustificati oggi come probabilmente lo erano nei primi dell’Ottocento, quando i robot intelligenti di oggi erano rappresentati da quei mostri che attraversavano, fumando, le campagne: le locomotive a vapore. Non sappiamo quanto tempo l’umanità impiegherà per riscrivere la storia dei rapporti tra uomo e macchina. Questo percorso è già iniziato e ci offre al momento uno spaccato embrionale di quelle che potranno essere le macchine intelligenti del futuro. Macchine ancora fortemente dipendenti dall’uomo e legate all’apprendimento guidato. Ci piace concludere però con un messaggio positivo, contenuto nel libro “Umani e umanoidi. Vivere con i robot” di Roberto Cingolani e Giorgio Metta. I robot, dicono sostanzialmente i due scienziati dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, sono macchine e pertanto non potranno mai avere manifestazioni tipiche del sistema biochimico umano. I sentimenti, affermano, non possono provare sentimenti. Se un giorno sarà possibile trasferire la biochimica umana ai robot ci troveremo di fronte non più alla robotica ma alla genetica e a veri e propri cloni, con implicazioni etiche ben diverse: “nulla a che fare con le macchine!”.

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